Ritratto di Giacomo Quarenghi (Opera di Giuseppe Poli)

Giacomo Quarenghi

Capiatone, un pugno di vecchi caseggiati arroccati nella Valle Imagna. In questa piccola località di Rota s’incontra ancora oggi - tra le tipiche dimore della vallata con i muri di pietra grigia e i tetti a due falde, coperte da lastroni di calcare - un seicentesco edificio ove il 20 settembre 1744 nacque Giacomo Quarenghi, secondogenito di Giacomo e Maria Rota. «I genitori - ha scritto Milica F. Korsunova in un limpido e documentato profilo - avevano scelto per lui la carriera di avvocato o di sacerdote, ma queste occupazioni toccarono in sorte ai suoi due fratelli». «Da giovane compì gli studi applicandosi con passione nelle lettere e dimostrando una naturale predisposizione per la poesia e la lingua Latina: Realizzò tra l’altrò alcune traduzioni di autori antichi: Catullo, Tibullo e Virgilio». Tuttavia ben presto deviò questo iniziale cammino per volgere i suoi interessi alla pittura. Suo padre - pittore - gli impartì le prime nozioni dell’arte e lo condusse da due allievi del grande fra' Galgario (Vittore Ghislandi); Paolo Bonomini e Giovanni Raggi. Quest’ultimo legato alla scuola veneziana lavorò pure con GiamBattista Tiepolo, maestro del Settecento. Il futuro architetto neoclassico europeo, che sarà annoverato tra i più degni interpreti del Palladio, apparteneva ad una famiglia benestante. Per questo ebbe la possibilità di continuare gli studi, allargando i propri orizzonti.

Dal 1763 al 1770 fu a Roma ove lavorò sotto la guida del maestro Anthon Mengs. Dopo la partenza di costui per la Spagna si affidò a Stefano Pozzi, poi a Paolo Posi, Antoine Derizet, Nicola Giansimoni. Ed è proprio nell’urbe, con i suoi monumenti e le sue rovine, che Quarenghi sarà attratto dall’architettura. Non mancò comunque di approfondire la pittura, la letteratura e persino la musica. L’interesse del giovane per l’architettura si manifestò in particolare dopo l’incontro con Vincenzo Brenna, che Quarenghi definì il suo primo vero maestro e col quale ideò e disegnò alcuni monumenti. Il trattato di Andrea Palladio, «i 4 libri dell’architettura», fu per il giovane una straordinaria rivelazione e divenne il suo manuale preferito. Nel 1771 compì il primo viaggio in Italia. «Firenze, Vicenza, Verona, Mantova, Venezia - dirà - furono i luoghi dove mi fermai il più, per essere quivi dove più che altrove abbondano le belle Fabbriche del Palladio, del S.Micheli, di Giulio Romano, ed alcuni altri di simil fatta. Ho pigliato il buono ovunque l’ho saputo rinvenire». Nella laguna conobbe illustri artisti, Piranesi, Volpato, Caples, Batoni, gli architetti Temanza e Selva. Tempo prima a 25 anni - sempre nell’urbe - ideò e progettò quella che fu ritenuta l’unica opera realizzata dallo stesso in Italia: la chiesa di S. Scolastica in Subiaco. E’ infatti all’estero - come vedremo - che Quarenghi raccolse successo e onori. Nel 1769 il giovane architetto presentò il progetto dell’erigenda chiesa al Priore Marenzi che, consigliato anche dal Giansimoni, l’approvò. Nel corso dei lavori sorsero alcuni problemi, in quanto non tutti gli aspetti del progetto vennero eseguiti come aveva indicato Quarenghi. La chiesa comunque fu ultimata e consacrata il 13 ottobre 1776. Il capacissimo allievo del Giansimoni venne subito apprezzato e conosciuto per il suo primo lavoro eseguito al centro dell’Abbazia antichissima e venerabile di 5. Scolastica, nota per essere la culla dell’ordine dei Benedettini. Durante il periodo trascorso a Roma, Quarenghi accompagnò alcuni suoi conoscenti inglesi in giro per la capitale, fu così, che in seguito raggiunta Londra, gli vennero commissionati alcuni progetti per residenze di campagna. Appena trentenne Quarenghi era già diventato famoso, tanto che venne invitato dalla corte zarista a trasferirsi in Russia. Qui il barone F. Melchior Grimm gli fece ottenere l’incarico di architetto al servizio di Caterina 11. Nel 1779 si stabilì a Pietroburgo, odierna Leningrado, ove iniziò una serie impressionante di grandi realizzazioni. Si fece inoltre promotore di un vasto movimento di idee che raccolse amplissimi consensi. Le raccolte dei suoi disegni all’Accademia di Venezia e alla Civica Biblioteca A.Mai di Bergamo costituiscono solo una parte dell’enorme attività dell’architetto bergamasco. Appare arduo quindi fornire un’elencazione - anche solo sommaria - delle più significative costruzioni progettate dal Quarenghi. E’ doveroso comunque ricordare tra le sue opere: la Banca dello Stato, i palazzi della residenza imperiale Tsars Koye Selo, il teatro a Pavloski, l’edificio inglese a Peterhof (1782), l’accademia delle Scienze, il teatro e le logge di Raffaello all’Ermitage (1782-5), la Cappella dei Cavalieri di Malta, il teatro imperiale, il palazzo Isswpoff, la farmacia centrale (1785-88), l’istituto Smolny a Pietroburgo (1800-806), i palazzi Jusupov, Saltikov Vitiagov, il collegio degli affari esteri, la borsa (1784). Alla morte di Caterina 11(1796) subentrò nel governo dell’Impero il figlio Paolo I e dopo di lui Alessandro I. Durante i 40 anni trascorsi in Russia Quarenghi tornò raramente a Bergamo. Nel 1810 venne accolto con festosità nella città orobica e in quell’occasione ricevette l’incarico di disegnare per Napoleone I l’arco di trionfo che sarebbe dovuto sorgere fuori Porta Osio, ma che non venne costruito con il mutare delle circostanze politiche. Quarenghi mantenne sempre un vivo ricordo della città orobica e mantenne relazioni coi bergamaschi alcuni dei quali vennero espressamente invitati dal grande architetto a seguirlo in Russia. Ma la sua permanenza in terra straniera gli procurò anche una condanna. Durante il conflitto tra la Russia e la Francia venne accusato di non aver fatto ritorno in Patria per allearsi con il nemico. Per questo motivo il 21 luglio 1813 venne emesso un mandato di cattura contro di lui. Trenta giorni dopo la Corte speciale del Serio gli intimò di costituirsi nei 10 giorni successivi. Il processo continuò il 27 settembre, Quarenghi venne giudicato colpevole di disubbidienza e dichiarato morto civilmente, ciò ebbe come effetto la confisca di tutti i suoi beni. Una condanna che disapprovarono numerosi bergamaschi, ma dopo le sconfitte napoleoniche Quarenghi riacquistò la libertà e venne reintegrato nel suo patrimonio. Dopo questi fatti Quarenghi non fece più ritorno in Italia. Morì il 18 febbraio (1817) a Pietroburgo e fu sepolto con solenni onori nella parte cattolica del cimitero di Volkovo. Nel 1966 dopo complesse ricerche si riuscì a scoprire a Leningrado la tomba del Quarenghi. Le sue ceneri furono quindi traslate nella necropoli dei maestri della cultura russa al cimitero Lazarevskij del Monastero Alessandro Nevskij di Leningrado Nella sua vita ebbe tre mogli: Maria Mazzoleni, bergamasca, morta nel. 1793; Anna Caterina Conadi, svizzera-tedesca; Maria Sottocasa sposata nel 1811. Con le sue opere Quarenghi contribuì in modo determinante a dare un volto nuovo alla capitale russa. In quelle creazioni appaiono ancora oggi evidenti il senso della monumentalità contenuta dell’artista; rapporti, ritmi, misure, perfettamente stuitturati da una mente geniale e creativa. Non da meno fu la sua attività pittorica che è rivelata pure nei disegni di progetti e vedute, colorati con accostamenti di tonalità omogenee, ordinate ed originali.